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Cronaca

Disservizi con le ricette mediche: l’allarme dei medici di medicina generale

Se il sistema informatico non funziona e le ricette cartacee disponibili non sono sufficienti, come si potrà garantire l’assistenza ai pazienti? Questa la domanda della Fimmg Bergamo

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La Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (Fimmg) Bergamo denuncia con forza i continui disservizi del Siss, il sistema regionale di invio delle prescrizioni, che da giovedì 27 febbraio continua a subire gravi rallentamenti e interruzioni prolungate. Questi problemi hanno causato e stanno causando pesanti disagi ai medici, compromettendo l’attività lavorativa quotidiana, creando importanti ritardi nelle visite ambulatoriali e diverse ore di lavoro inutilmente sprecate che si aggiungono al carico di lavoro ormai quasi insostenibile. A questa situazione già critica si aggiunge ora la decisione di contingentare i ricettari “rossi” a numeri minimi per ciascun medico, a partire dal 2025. 

Se il sistema informatico non funziona e le ricette cartacee disponibili non sono sufficienti, come si potrà garantire l’assistenza ai pazienti? Questa è una domanda che non può restare senza risposta.

Abbiamo raccolto in questi giorni moltissime segnalazioni di colleghi costretti a lavorare ben più delle ormai solite 12 ore al giorno – segnala il segretario provinciale Fimmg Bergamo, Ivan Carraracon diversi di noi che hanno atteso fino a notte inoltrata per procedere all’invio delle impegnative o delle certificazioni di malattia. Riteniamo che tutto questo sia inaccettabile e gravemente irrispettoso verso una categoria come la nostra che si spende quotidianamente, nonostante i mille aggravi burocratici che negli ultimi anni abbiamo tollerato, per il bene dei nostri pazienti. A tutto ciò si aggiunge la notizia che nel 2025 i ricettari “rossi” saranno contingentati a numeri minimi per ogni singolo medico. Cosa faremo se dovessimo esaurirli e il Siss fosse fuori uso? La pazienza è da tempo esaurita e chiediamo, a gran voce, rispetto per la nostra categoria”.

Il tempo dei proclami e delle belle parole è finito – aggiunge Ivan Carrara – noi siamo tutti i giorni in prima linea per assistere i nostri pazienti e, mentre alcuni media ci attaccano gratuitamente e i politici discutono di una fantasiosa modifica del nostro rapporto contrattuale, ci chiediamo chi si stia impegnando davvero per risolvere le problematiche reali che noi siamo costretti ad affrontare ogni giorno. Siamo rimasti l’ultimo baluardo a difesa dell’universalità del Sistema Sanitario Nazionale, ma ci sentiamo ogni giorno sempre più soli e abbandonati. Stiamo continuando a resistere solo in nome della nostra etica personale e professionale in favore delle migliaia di cittadini che ogni giorno curiamo nei nostri ambulatori e nelle loro case, ma non possiamo accettare di essere continuamente vessati”.

Il rilancio della medicina del territorio deve ripartire dall’ascolto dei professionisti che ci lavorano e dalla soluzione alle criticità che ogni giorno devono affrontare. 

“Siamo stanchi – conclude Ivan Carrara – di leggere di autodefiniti esperti che non hanno mai fatto il nostro lavoro, ma hanno l’ardire di accusarci di lavorare poco e male, mentre la realtà è che siamo rimasti sempre in prima linea. Il rischio reale è che molti di quelli che sono in trincea oggi non reggeranno più a lungo a questi carichi di lavoro. Noi però non staremo a guardare. Si è deciso di abbandonare il territorio? Si vuole dare la colpa del disastro che ci attende ai medici di famiglia?

Noi abbiamo il coraggio di dirlo a chiare lettere! Ma non staremo a guardare il Sistema Sanitario crollare senza far sentire la nostra voce e, insieme ai nostri assistiti, siamo determinati a salvarlo”.

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